FINDER

Biodiversa ha messo a punto un dispositivo portatile di grande sensibilità e precisione ma poco costoso e di facile utilizzo, che permette una rapida amplificazione e quantificazione del DNA tanto da poter essere utilizzato anche fuori da laboratori e dai grossi centri di ricerca: il “Finder”, di dimensioni ridotte appositamente realizzato da Biodiversa per funzionare a 12V, e dotato di fluorimetro integrato per la valutazione del successo della reazione, è l’innovazione tecnologica che consente l’utilizzo della strumentazione direttamente sul campo. Nel progetto DNA Field Lab del MUSE di Trento, il Finder svolge un ruolo essenziale, fornendo infatti il materiale genetico necessario alla fase di sequenziamento, eseguito poi grazie a un sequenziatore portatile.

Finder


DNA Field Lab è il primo dispositivo portatile per il sequenziamento del DNA. Ancora in fase di prototipo, questa tecnologia consente di effettuare “real-time”, per la prima volta direttamente sul campo, il sequenziamento di qualsiasi materiale biologico. Si tratta di un dispositivo contenente la strumentazione e i reagenti necessari all’estrazione, purificazione, amplificazione e sequenziamento del DNA a temperatura ambiente. Il sequenziamento è ottenuto mediante l’impiego di sequenziatori di terza generazione di dimensioni simili o inferiori ad un tostapane. Nella versione finale è previsto che il kit sia dotato di un device di trasmissione elettronica della sequenza ottenuta, tramite l’uso della rete di trasmissione dati cellulare (3G/4G) o satellitare, per inviare i risultati della ricerca direttamente dal campo al laboratorio in qualsiasi parte del mondo.

DNA Field Lab è pensato principalmente per permettere l’analisi della sequenza barcoding che consente di identificare le specie tramite l’analisi di una porzione definita di DNA mitocondriale. Il primo principale campo di applicazione sarà il riconoscimento delle specie selvatiche su base molecolare, nei paesi della fascia intertropicale. Le caratteristiche di portabilità, basso costo e rapidità di risultati ne faciliteranno però ulteriori e numerose applicazioni future. In particolare nelle zone del mondo a bassa infrastrutturazione, il kit potrebbe rappresentare un valido strumento in campo medico per tutte quelle analisi in cui operatività sul campo e rapidità di risultati siano prerogative fondamentali, per le indagini doganali sul commercio di specie protette, o per l’analisi di corrispondenza prodotto-etichetta nei prodotti alimentari. L’abbattimento di tempi e costi farà inoltre del kit una soluzione vantaggiosa anche per i paesi in cui il sequenziamento sia già una prassi consolidata, trovando impiego in progetti di conservazione come ad esempio la lotta alle specie aliene o al commercio di oggetti ricavati da animali selvatici o in processi di analisi per la sicurezza alimentare.


L’analisi della biodiversità sarà il primo campo di applicazione della nuova tecnologia. È ancora molto forte la discrepanza tra la distribuzione della biodiversità e quella delle infrastrutture necessarie alla sua investigazione. Mentre, infatti, la maggior parte della diversità globale si concentra nella fascia intertropicale, la quasi totalità dei sequenziatori si trova nei paesi economicamente avanzati delle regioni temperate. La portabilità, il costo contenuto e la rapidità di trasmissione dei risultati sono le caratteristiche che fanno del kit una potenziale soluzione ottimale, permettendo di concludere l’intero processo d’investigazione molecolare sul campo, eliminando così la discrepanza e svincolando di conseguenza i Paesi a più alta biodiversità del pianeta dalla dipendenza nei confronti di quelli infrastrutturati.